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digitale #4 – voodoo economics

Dal punto di vista economico “digitale” e` un concetto che manda parecchio in crisi
un approccio tradizionale. Come facciamo a vedere come merce un’entita` digitale?
Quale valore possiamo attribuire a cio` che, dopotutto, non e` che un numero
o una serie di numeri? Come si puo` piazzare sullo scaffale di un supermercato
qualcosa che non ha consistenza materiale e che puo` generare infinite copie
di se stesso senza spese aggiuntive?

Ecco, appunto.

Di fronte a cio` ci sono diverse strade: la prima, intrapresa per ignoranza
(un’ignoranza che fa comodo a molti, come spesso accade) o malafede, e`
quella di nascondere la
questione. Quindi, restando nell’esempio musicale, i formati digitali sono visti
come la semplice evoluzione in linea diretta del vinile, una comodita` moderna in piu`.
Era ovvio pagare il vinile? Sara` ovvio pagare un file mp3. Guai a dire in giro che
la produzione di un disco a partire da un master originale richiede un tornio da
incisione che costa migliaia di euro e tempi biblici, mentre per un mp3 non si
puo` nemmeno strettamente parlare di “produzione”.
Il concetto e` “io che te lo vendo non spendo piu` un cazzo,
per te che compri tutto come prima”
.
Parallelamente a cio`, chi conosce le implicazioni del digitale si premura di
nascondere il significato della parola in questione. Mistificare, distorcere, fare
casino, introdurre forzature legali o fisiche.
E allora ci sentiamo raccontare che un prodotto digitale e` un oggetto come gli altri.

Certo, beato chi ci crede.
Tutti gli altri oggetti per arrivare al banco del supermercato hanno un costo
di produzione, magari grazie all’economia di scala la spesa crescera` solo
sub-linearmente col numero di oggetti identici prodotti, pero` crescera`. Cioe`, ho
uno stampo per produrre un oggetto in plastica, per ogni copia devo colarci
dentro della stramaledetta plastica fusa. Sarebbe bello poterla creare dal nulla, ma non
si puo`. Questo e` il “prodotto” tradizionale. Devi spendere energia per averne
una copia.

Benissimo, per il settore digitale siamo al paradosso: tutt’al piu` devi lavorare per
impedire la produzione di copie, operazione che di per se non ha costi
ne` tempi quantificabili
per essere messa in atto. DRM, sistemi anticopia,
lotta al peer to peer: l’industria che lavora contro l’innalzamento del tenore di
vita. E gli chiedono anche “come sara` il futuro”.

La seconda strada e` quella che chiamerei “apocalittica”, ed e` quella che fa leva
sul costo di produzione non delle copie ma dell’originale. Ed e` qui che l’abisso
di follia piu` pura dell’animo umano
si scatena entrando a gamba tesa su ogni
osservazione ragionevole.
Questo capita soprattutto nella musica, ma anche in altre forme d’arte
(diverso e succoso il caso del software, che ricordiamo e` anche arte). Comunque
teniamo sempre l’esempio musicale. Ora, l’argomento
che viene portato e`: comunque vengano prodotte e diffuse le copie
di un pezzo questo ha richiesto lavoro e mezzi per essere originariamente prodotto.
Per questo, preso atto che non lo e`, bisogna “blindare” ogni singola copia
come se fosse un oggetto fisico.
Infatti se non la poniamo sotto copyright tradizionale garantendo un compenso
all’autore questo che incentivo avra` a produrre musica?

boom!

Morti e feriti.
Come se la musica fosse nata ai primi del 900 assieme all’industria musicale, e
la sua esistenza dipendesse da essa. Come dire che John Lennon avrebbe buttato
nel cesso “Imagine” se nessuno gli avesse garantito un vitalizio
legato alla pubblicazione del pezzo. Come se il classico ragazzino di 16 anni
che strimpella e ha delle idee che vuole incidere e far sentire,
informato dalla madre della chiusura della SIAE e del fallimento delle
principali major, dicesse “beh allora basta chitarra, da oggi mi drogo senza
scopo”.
Come se la musica fosse per forza diversa da pittura, danza, teatro
e mille altre forme d’arte per le quali milioni di persone spendono tempo
e denaro senza nemmeno aspettarsi che diventino una professione (pensate!).
Come se fosse normale essere pagati per far niente, mentre tutti gli altri vengono
pagati solo ed esclusivamente a performance.
Come se il meccanismo del copyright portasse a una buona qualita` della musica
circolante. Come se le persone
aventi un reale ritorno economico dal copyright fossero piu` dei
vincitori di lotterie miliardarie. Come se la produzione e la fruizione di un
prodotto potessero essere favorite da una limitazione imposta alla
circolazione dello stesso.

Andiamo avanti? No, mi e` venuto il nervoso. La terza via nella prossima puntata.

6 Comments

  1. RedGlow wrote:

    gran bel post, davvero. mi ci ritrovo molto.

    Sunday, January 7, 2007 at 23:11 | Permalink
  2. Spyrocomics wrote:

    è sensato

    Tuesday, January 9, 2007 at 17:44 | Permalink
  3. Crillina wrote:

    Ma scusa, senza tutto ciò la povera britni spirs sarebbe su una strada!(in ogni senso, fisico e metafisico).
    Musica a parte, pensa a tutti i soldi che girano attorno alla creazione di questi personaggi…no, non c’è speranza..

    Wednesday, January 10, 2007 at 16:27 | Permalink
  4. torelizer wrote:

    @crillina: a parte gli scherzi c’e` da distinguere… la britney “personaggio” e` qualcosa di costruito che in quanto tale guadagna un abominio, la britney “persona” sa comunque cantare e ballare e potrebbe tranquillamente guadagnarsi da vivere con questo, ma prendendo cifre ragionevoli e legate ai concerti live.

    In tutti i casi nessuna posizione sul mercato e` eterna, attualmente l’industria del disco sta in piedi facendo pressioni politiche e imbarbarendo la cultura sul diritto d’autore, francamente spero crolli tutto al piu` presto. Le alternative poi ci sono, ma ci faccio poi un articolo quando ho l’ispirazione:)

    Wednesday, January 10, 2007 at 17:23 | Permalink
  5. PV64 wrote:

    beh…la SIAE è una specie di Società Per Furto Legittimato!! :-DD

    Thursday, January 11, 2007 at 09:53 | Permalink
  6. Crillina wrote:

    Torelzr: d’accordo su tutto tranne che britney sappia cantare e ballare (forse ballare un pò si) e si guadagnerebbe da vivere se non fosse il personaggio che è 😉

    Thursday, January 11, 2007 at 17:26 | Permalink