prendo spunto dai recenti commenti di Artemisia e Beddo per allargarmi oltremisura.
Ora, la butto li`: ma a qualcuno serve un mondo dell’editoria sia essa musicale, cartacea o artistica di qualsiasi tipo?
Ragioniamo un attimo su cosa ne giustifica l’esistenza e andiamo all’anno millenovecentoepoco: uno scrittore che vuole far conoscere la propria opera va dall’editore perche` e` colui che, avendo i macchinari per la stampa, la rete di distribuzione e un buon sistema di marketing puo` trasformare l’idea di partenza in un oggetto di larga diffusione. Spostiamoci all’anno millenovecentoepocopiu`: un autore vuole far conoscere la propria musica e va dal discografico perche` e` lui che possiede i mezzi di produzione (sala di registrazione e quant’altro), dispone di una rete di distribuzione e di pubblicita`.
Bene. Torniamo a qui ed ora. Ce la menano continuamente con la parola “digitale”, che in effetti e` uno dei termini piu` rappresentativi della nostra epoca. Cosa serve a un artista in senso lato (esclusi scultori e simili) per fare tutte le copie che vuole della sua opera e diffonderla in tutto il mondo? Un computer e una connessione a Internet. Punto. Certo, alcuni necessiteranno di computer un minimo potenti e accessoriati, comunque un gruppo musicale per dire se la cava alla grande con un investimento tra i 1000 e i 2000 euro.
Ecco che di colpo il discografico, o l’editore o che so io, si ritrova utile pressapoco come il telegrafo. Strategia di sopravvivenza dell’improbabile categoria dei discografici e del mercato musicale in generale (lascio li` il discorso su altre forme espressive che non mi toccano da vicino):
1. Alimentare il mito del “fare soldi” con la musica come se non toccasse a una stretta minoranza e come se questi soldi non fossero le briciole di quanto prendono le major.
2. Alimentare il mito della rock star viziata e coccolata che deve solo preoccuparsi di farsi seghe mentali, tradurle in canzonette approssimative e a tutta la parte tecnologica “ci pensiamo noi, figurati”
3. Alimentare il mito della Superiore Qualita` Audio(tm) data dalle Costosissime Atttttrezzzzzature(tm) degli Studi di Registrazione(tm) perche` “haha ragazzo non scherzare siamo dei Professionisti(tm) e proprio per questo ti offriamo il Meglio della Tecnica di 20 Anni Fa(tm) (trascurando il fatto che in 99 casi su 100 il pezzo verra` riprodotto con un Impianto da Quattro Soldi(tm) e la differenza di qualita` quando anche ci fosse non arrivera` mai alle Orecchie(tm)). E poi noi abbiamo studiato siamo dei maghi figurati questa e` roba difficilissima tu devi solo pensare al tuo disagio esistenziale farti le canne e comprare piercing.”
4. Blindare l’accesso ai tristissimi Canali Privilegiati (tv e telefonini), e nel contempo dipingere il canale piu` ampio, libero, versatile ed economico, che e` Internet, a tinte fosche o fanciullesche
5. Alimentare il mito del copyright come bene e necessita` per chi fa musica sfruttando l’immensa confusione che c’e` in giro in materia di plagio (aggiungere “ignorante” alla rock star viziata di prima), nascondere o diffamare le alternative alla SIAE, pubblicizzare il DRM come se fosse qualcosa a tutela del musicista e del consumatore (eh gia` infatti e` proprio da queste categorie che e` partita la proposta vero?).
Tutto cio` e` completamente insensato, eppure un sacco di gente che potrebbe dissodare le terre incolte ci fa i soldi. Siamo sicuri che debba esistere un Mercato Musicale? (cosi` come per altre forme d’arte digitalizzabile s’intende…). Siamo sicuri che non ci siano delle alternative?
Non voglio allungare ancora il post perche` cala l’attenzione, un po’ di pausa e il seguito nella prossima puntata!
7 Comments
sono d’accordo ma credo che siamo alquanto vicini all’utopia, mi basterebbe un compotamento più onesto delle major, ma mi sa che questo è altrettanto utopico…
anche io la penso come Beddo, non credo che si possa sperare più di tanto… e mi sembra che anche la scena indipendente non sia poi tanto indipendente, sopravvivere alle major è difficile e del resto nessuno regala niente – però in materia di musica sono una totale profana!!
la scena indipendente non e’ altro
che una versione fighetta e capricciosa
dei classici canali musicali.
Il problema è: in un paese dove un terzo delle persona non sa neanche cos’è internet e un terzo lo usa solo per i porno come fai a proporre a un’artista la distribuzione via web?
Manca la cultura, e chi ha la cultura e non ha un target internazionale è comunque più attratto dalla distribuzione “fisica” che necessita di mezzi e contatti.
ragazzi se parlate di utopia adesso aspettate il seguito…:)
comunque occhio, qua non si parlera` mai di musica indipendente (non vuol dire nulla) ma di musica libera!
@spyro: osservazione vera ma ortogonale al discorso di fondo, e` una questione che pensavo di tirare in ballo nella prossima puntata comunque!
immagino che sia splendida…dovevo partire ma x mancanza di tempo causa esami ho dovuto rinunciare ma prima o poi ci andrò…x forza…
grazie x la visita!