Avanti con la serie “digitale”, per chi fosse disorientato l’ultimo post della
serie era questo,
a parte l’interludio scherzoso sulla Avril…
Abbiamo passato in rassegna tanti punti di vista possibili sul concetto di
“digitale” in senso lato. Come e` tipico della nostra societa` manca quello
dei semplici cittadini, sempre piu` inglobati nelle sovrastrutture economiche
(ed ideologiche) che li dominano anche e soprattutto inducendoli ad
identificarsi in esse.
A questo non si rimedia piu` di tanto.
Per cui, lungi da me il farmi interprete di una volonta` popolare che al
momento non esiste, vi trasmetto il mio punto di vista che con una certa
approssimazione puo` essere detto nostro, nostro nel senso di chi come
noi promuove la libera circolazione dell’informazione digitale. Almeno,
io credo che possa essere condiviso in buona parte da questa piccola fetta di
popolazione, se poi mi sbaglio pace, ditene altri.
L’utilizzo dell’informazione digitale e` parte integrante del nostro stare al
mondo, e` antico come i numeri e radicato nella nostra cultura; le tecnologie
emerse negli ultimi decenni non fanno altro che agevolare la codifica di una
parte di mondo in digitale e la sua riproduzione e trasmissione nello spazio e
nel tempo (beh, solo in avanti ovviamente…). Gli eventi e gli oggetti che ci
circondano non sono informazione digitale, cosi` come pensieri e sensazioni che
rendono la vita degna di essere vissuta, ma sempre piu` spesso sono frutto
piu` o meno diretto di qualcosa di digitale e possono essere parzialmente
codificati in essa. Per questo ogni contenuto digitale e` potenzialmente una
fonte di ricchezza inestimabile per tutti. Digitale e` la ricetta di un farmaco
salvavita, digitale e` il file compresso che contiene una canzone, un quadro o
un libro, digitali sono le leggi e le norme di sicurezza sui luoghi di lavoro,
digitale e` un dibattito scientifico o filosofico su un forum, ma anche
una ricetta, un manuale di istruzioni, un testo scolastico, un quotidiano, una
poesia.

I costi per la produzione di questi contenuti sono talvolta alti, ma comunque
briciole rispetto ai benefici che se ne possono ricavare. I costi per la
riproduzione e la trasmissione di essi non sono forse nulli, ma pressoche`
trascurabili. E allora liberiamo il digitale! Un mondo nel quale
la scoperta di una medicina si trasforma immediatamente nella possibilita` per
tutti di fabbricarla non e` forse migliore? Un mondo nel quale una norma
antincendio puo` essere consultata da chiunque in ogni momento senza sborsare
denaro non e` un luogo piu` bello? Un mondo nel quale ogni progresso tecnologico di un singolo
diventa stato dell’arte acquisito da tutti, e dove le aziende non sono costrette a
reinventare ogni volta la loro versione dell’acqua calda perche` qualcun altro l’ha
brevettata, ma piuttosto dedicano le loro energie a innovare sul serio o a
lavorare di meno, non e`
un mondo piu` sensato? Un mondo dove un mio amico puo` passarmi una nuova
canzone che ha sentito, legalmente e alla luce del sole, e io posso usarla come
base di partenza per un mio lavoro creativo, non e` un posto dove vorreste
vivere? Beh, con la tecnologia odierna tutto questo e` fattibile. Anni fa no, oggi si`.
Qualcuno potrebbe dire che ci rimette. C’e` chi campa di brevetti, chi
procura il cibo ai suoi figli con le royalties. Anzi, per la verita`
molti potrebbero fare osservazioni di questo tipo, la chiusura
dell’informazione digitale (cioe` la negazione arbitraria della sua natura) e`
un principio cardine di una buona fetta dell’economia in cui siamo immersi fino
al collo come in un lago di stronzi. C’e` qualcosa sotto di assurdo. E` assurdo
come il bene comune sia costantemente sacrificato per mantenere artificialmente
in vita un sistema che vuole dirsi di libera concorrenza dove di libero non c’e`
un bel niente. E` assurdo come i singoli individui o soggetti economici per
paura di un singolo svantaggio (rinunciare alla frazione dei propri introiti
strettamente legata alla vendita di proprieta` intellettuale) rinuncino a priori
a una valanga di vantaggi sia economici (drastica riduzione delle spese,
formazione, utilizzo e rielaborazione di idee altrui) sia NON economici. Lo
stesso sedicente pragmatismo, che porta i piu` a difendere l’idea balzana dei
contenuti digitali come prodotti “fisici” da mettere in vendita, non e` altro che
l’idea malata che ci fa spendere le nostre energie, giorno dopo giorno, per
alimentare un vuoto ed inutile gioco di piccole e grandi signorie economiche,
dimenticando cio` che dovrebbe essere ovvio e cioe` che e` meglio stare
meglio.
Ok, sto divagando. Del resto sto divagando perche` posso. Non sto
vendendo niente, sto solo mettendo in giro un contenuto digitale di cui chiunque puo`
fare cio` che vuole ai sensi di una licenza Creative Commons che e` una
festa…
ora potrei anche inserire questo:

perche` tanto di questa pagina potreste prendere solo i pezzi che vi aggradano e
usarli come vi pare, non siete obbligati a tenervi anche le stronzate. Anche
questa e` liberta` digitale. Anche aprire una fabbrica di apparecchiature mediche a basso costo
senza che uno stupido brevetto lo impedisca, aiutando migliaia di persone a non
morire e facendoci magari anche dei soldi (alla faccia del cosiddetto pragmatismo). Anche
leggere un report di misure effettuate in un acceleratore di particelle, e fare
la scoperta che gli scienziati li` sul posto non hanno saputo vedere. In campo
artistico poi non dovrebbe neanche porsi vagamente il problema, noi siamo liberi e
non vi stiamo vendendo niente, e questo non ha prezzo.
Liberiamo i contenuti digitali e, rinunciando al controllo assoluto dell’uso di
quelli prodotti da noi, riceveremo in cambio quelli prodotti dagli altri.
Suggerimento: gli altri sono molti di piu`. Trasformiamo un bene privato in
un bene comune senza la minima spesa, cosa possibile solo in digitale,
ed avremo un mondo via via migliore. Suggerimento: noi viviamo nel
“mondo”.
Ok, basta catechismo. Ognuno poi ha la sua di testa:)
Con questo dichiaro chiusa la serie, a meno che non mi venga l’ispirazione –
in verita` faccio un po’ come mi pare, LOL. Per il momento l’ho taggata, trovate tutte le puntate qua
6 Comments
ciao Tore lo so che il diritto d’autore a voi piace poco e sono d’accordo ma purtroppo per come vanno le cose oggi, il mondo dell’editoria è quanto mai retrogrado… un buon WE!
Come al solito la fai facile, evidente che i costi di produzione e distribuzione di un album in digitale sono ormai ridicoli e non è chiaro perché l’industria discografica esista ancora, come non si capisce perché venga utilizzato ancora software proprietario per fare tante cose in cui il software libero attualmente disponibile è inequivocabilmente superiore.
Visto che offri un catechismo altamente ideologico e onnicomprensivo :-), vorrei sapere però come si potrebbe secondo te sfuggire dalla necessità di strumenti per remunerare gli investimenti privati che le aziende fanno in settori come la ricerca farmaceutica, sui materiali, sulle energie rinnovabili, in microelettronica…
Tra l’altro, probabilmente al giorno d’oggi neanche un’istituzione pubblica ti finanzierebbe una ricerca in alcuni di questi settori se non sapesse che tu poi cercherai di sfruttarne le invenzioni tramite brevetti (che non è che siano necessariamente il male assoluto, ad es. per quanto riguarda la durata massima è decisamente più odiabile il copyright).
Per cui, a parte il socialismo o aspettare che lo sviluppo tecnologico renda qualsiasi ulteriore sviluppo (scusa la ricorsione) alla portata di tutti (e siamo ancora lontani da entrambi), cosa mi proponi per il qui ed ora?
Matteo
A sto mondo si avra` sempre un po’ meno di cio` che si chiede, per questo e` vitale chiedere tantissimo.
IMO i finanziamenti pubblici dovrebbero andare solo a progetti di ricerca orientati a produrre risultati resi pubblici, il fatto che dalle universita` e dai centri di ricerca escano brevetti e` una pura follia.
Le aziende private buttano via valanghe di soldi per pagare royalties o anche solo per poter consultare delle normative e degli standard, per non parlare del tempo e delle risorse spese per cercare di aggirare dei brevetti preesistenti. Comunque vada non e` un sistema sano, secondo me andrebbero intanto eliminati questi sprechi poi ognuno potra` fare programmi ragionevoli sulla base delle sue risorse e del suo fatturato.
Disclaimer: non sono un economista e non ho soluzioni pronte in tasca, vedo solo un sistema attorno a me che mi sembra completamente privo di senso.
ciao!
in questo post qui: http://aboutblank.splinder.com/post/14331404
c’è un tipo che mi ha lasciato un commento molto lungo sulla distinzione tra valore artistico e commerciale della musica, ma io sono una vera profana…. gli ho consigliato il vostro blog, spero faccia un salto!
Prepariamo un testo normativo pure sul digitale… che problema c’è…?
w honda 😀