Skip to content

Yue live @ CCfestival


Venerdi` 31 Agosto e sabato 1 Settembre presso la fattoria di Vigheffio (PR) avra’ luogo la 2^ edizione del CC festival, rassegna dedicata alla musica libera e alla free culture.

In particolare, il 31 Agosto saliremo sul palco assieme ai DK, i Ketamas, e gli ottimi Killanation, gruppi che come noi hanno scelto il copyleft per distribuire i loro pezzi a tutto il mondo. Nel pomeriggio inoltre interverra` Simone Aliprandi che parlera’ di copyleft, illustrandone aspetti pratici e legali.

Il festival continuera` poi sabato 1 Settembre con un incontro con la scrittrice e giornalista Antonella Beccaria, sul palco invece si alterneranno Arthur Cravan, Eugénie, Invain, e One Night Band.

Tenetevi in tasca il lettore multimediale o la chiavetta usb!!! Potrete portarvi a casa la musica del festival!!! W la musica libera!!!

sziget reportage, parte 3

Avanti come nel post precedente…

Bravo Manu Dibango dal Camerun (nella foto), che con un concerto indubbiamente allegro ma anche intelligente e ben curato ricorda ai visitatori del palco World Music che la musica africana non e` che sia per forza in levare, anzi. Veramente ottimi gli strumentisti, il pittoresco percussionista in primis.

Sorprendenti gli Unkle: onestamente pensavo si trattasse di un tipico progetto “da studio”, chi avrebbe scommesso in un live cosi` caldo ed emozionante? In un Wan2 Stage pieno imballato il pubblico in delirio (si vede che siamo lontani dall’Italia eh…) assiste a uno spettacolo incredibilmente carico e vivo, con ottimi suoni e pezzi davvero convincenti. E` sempre un buon segno quando si ascoltano per la prima volta pezzi nuovi dal vivo e convincono subito… sui singoloni storici come “In a State” poi sono brividi!

Andiamo avanti con i Gogol Bordello, di cui si fa un gran parlare ultimamente. In effetti il loro live punk-tziganeggiante e teatrale e` interessante, suonato bene e sul palco presentano varie individualita` di spicco. Non credo comprerei un album perche` mi sembra un progetto molto orientato ai concerti dal vivo, e molto a rischio quando si va in sala di incisione… ma per quanto riguarda il live tanta roba!

Grandi individualita` anche per i Faithless, che proprio sul carisma dei singoli giocano buona parte della loro esibizione. Il frontman “Maxi Jazz” (ma guarda te che nome l’ho appena scoperto) e` un vero e proprio stregone, ma anche tutti gli altri hanno i loro bei momenti di gloria. Il concerto fila liscio come l’olio, tra celebri hits (splendida “We Come One”) e pezzi meno noti e piu` variegati della solita cassa dritta. Godibili assai.

Meno immediato l’approccio al dj-set di Satoshi Tomiie, giapponesissimo nella sua austerita` dietro la console ma anche molto europeo come approccio (ci vedo svariati richiami ai Kraftwerk). Per apprezzare appieno ci vuole una mezz’oretta di ballo “in fiducia”, terminato il riscaldamento non ci si ferma piu` e man mano che avanzano stanchezza e relativa ipnosi si apprezzano le raffinatezze nascoste nelle sue proposte minimali. Bravo davvero.

Proseguendo con un bel gruppo locale vi segnalo i bravissimi Korai Öröm. E` stato l’ultimo concerto dell’ultimo giorno, e dire che non stavo in piedi e` un eufemismo, tuttavia ho visto questo bel concerto di un genere indefinibile (tendenzialmente psichedelico) su giustissima segnalazione da parte di una ragazza ungherese. Anche in questo caso e` un vero peccato che dalle nostre parti non se ne sappia niente, e` un gruppo davvero molto interessante con una bella varieta` timbrica e strumentali piacevoli assai. Cercateli, sicuramente per noi e` qualcosa di nuovo!

Chiudo con i Killers: no, non sono malaccio. Davvero. Dico io, guardatevi intorno. Dopo i primi singoli pensavo che, di tutta la buttata di rock “nuovo” degli ultimi anni, i Killers fossero gli unici a valere vagamente qualcosa: tornato dallo Sziget la penso ancora cosi`, per merito loro e colpa altrui. Niente di nuovo per carita`: la loro musica mi sembra ampiamente anni 90 (un po’ di britpop qua e la, un po di Pulp…) e il loro live e` forse quello piu` “tradizionale” a cui ho assistito durante il festival. Detto questo, e` godibile. Molto piu` delle loro uscite discografiche (che a mio parere risentono di un lavoro scellerato da parte dei produttori, come cazzo si fa ad appiattire suoni e dinamica in quella maniera siano maledetti tutti i discografici di merda?????). Ci sono un vagone di gruppi “indie rock” che salgono sul palco fondamentalmente ad atteggiarsi e fare casino (non faccio nomi, scorrete il programma e tirate ad indovinare se vi va), come se il loro sbarco sulla terra portasse a chissa` quale rivoluzione stile Ramones, dimenticandosi che questi ultimi facevano i musicisti e non i fenomeni. I Killers, che dopotutto “indie” non sono, hanno il merito di mettere giu` delle cazzo di melodie, degli stracazzo di arrangiamenti semplici ma tangibili, di suonare i loro pezzi al meglio delle loro possibilita` senza volersi imporre come fenomeni da baraccone, di contemplare l’eventualita` che i pezzi non siano tutti veloci e in cassa dritta. Basta. Il resto sono brani mediamente carini che hanno il solo difetto di essere usciti adesso e non 10 anni fa, il concerto e` piacevole ed alcuni pezzi (“Read My Mind” in primis) fanno la loro porca figura e si ascoltano e cantano volentieri.

Una piccola segnalazione anche per l’ungherese DJ Palotai, che non ho potuto vedere in azione tuttavia se ne dice un gran bene. I suoi dj set sono scaricabili aggratis per cui prelevateli dal link di cui sopra!

Infine vorrei ricordare che tutti i musicisti citati fin’adesso, per quanto bravi e meritevoli, si sbagliano giacche` non pubblicano la loro musica sotto licenze libere. Non mi ascolteranno mai, ma li invito a cambiare idea e fare come noi, che saremo anche piu` scarsi pero` almeno per quello… abbiamo le nostre belle ragioni:) Chissa` che non sia il copyleft prima o poi a sbloccare la scena musicale, ricca di potenziale ma piuttosto statica… ai posteri l’ardua sentenza, nel frattempo speriamo e lavoriamoci su!

p.s. se mi verranno in mente altri gruppi li aggiungero` poi…ce n’erano troppi… meriterebbero una citazione anche tante altre band di cui non conoscevo il nome e non riesco a ritrovarle nel programma, ma non posso fare tutto io…

sziget reportage, parte 2

Benone, torno a parlarvi dello Sziget, stavolta segnalandovi i concerti che mi sono piaciuti almeno in parte. Non e` bello parlare male dei colleghi, quindi tirero` in ballo solo gruppi che tutto sommato mi hanno fatto una buona impressione! E lo faro` in ordine casuale perche` si fa meno fatica!
Se notate la mancanza di qualche nome in questa lista puo` significare che a) non sono riuscito a passare al concerto (niente di piu` facile visto l’overload di eventi dello Sziget) oppure b) il concerto mi ha fatto cagare.

Cominciamo con l’ovvio: i Chemical Brothers sono un gruppo che da tempo (secondo me) ha scelto di privilegiare i live. Se la recente produzione discografica non e` molto significativa, il live dei Chemical ha raggiunto col passare degli anni un livello di raffinatezza elevatissimo, e pur mancando quasi completamente l’interazione diretta tra artisti e pubblico il coinvolgimento e` totale. Impressionante la sinergia tra video set e musica, tutto all’insegna della psichedelia elettronica ovviamente, ma con risultati veramente fantastici. L’unico dubbio e` (come gia` per gli album da qualche anno): “e ora?”. Avranno un bel da fare per non rimanere ingabbiati a vita in questo stile…

Andiamo avanti con Ska Cubano: con un nome del genere si fa presto a riempire la platea del palco World Music (nella foto sotto), ma il concerto e` davvero piacevole e grazie al cielo antepone la proposta di buoni pezzi al coinvolgimento forzato del pubblico tipico di tanti gruppi ska. Per la verita` il genere e` difficilmente inquadrabile come “ska” e basta, le influenze latinoamericane sono tante e mai forzate. Si gode.

Se poi volete ballare per un paio d’ore coniugando il piacere della buona musica alla perdita di 3 Kg di peso quello che fa per voi sono i Plump DJs, che propongono un intensissimo set di breakbeat da vivere in perpetuo movimento ma mai banale. Tanta tanta legna e tanta bella musica, un genere accantonato con troppa fretta dai locali delle nostre parti. Signori miei, se tra una notte della taranta e l’altra ci voleste piazzare anche un po’ di sano breakbeat inglese non farebbe proprio schifo, magari in mezzo alla settimana che non vorrei mai disturbare eh… nel frattempo tanti complimenti ai Plump DJs.

Saltiamo di palo in frasca con i russi Leningrad, che nell’ambito del loro divertente live punk-folk russeggiante si meritano almeno due menzioni d’onore. La prima per la fantastica cover di Voodoo People dei Prodigy (!!!). La seconda perche` il loro vero frontman e` un enorme omaccione pelato che canta al massimo in un paio di pezzi (con una voce tremendamente roca) e per il resto beve, fuma, aizza il pubblico, distrugge sedie e si rompe lattine di birra in testa facendole esplodere. Voto 10. Pare anche che i testi siano molto succosi, ma bisognerebbe trovarli tradotti.

Ed ora una band locale che veramente mi ha sorpreso: i Kispál és a Borz (nella foto sotto). E` un vero peccato che, complici il nome impronunciabile, i nostri pregiudizi e la loro scelta scellerata di avere un sito solo in lingua ungherese, questo gruppo sia pressoche` sconosciuto dalle nostre parti. E non, manco su wikipedia li ho trovati… Il loro live propone un rock (boh?!?) davvero convincente con ottimi arrangiamenti (soprattutto tastiera ed archi, oltre alle chitarre acustiche) ed elementi tradizionali ungheresi che suscitano davvero interesse. A volte sarebbe bene ricordarsi che non solo sudamerica, Irlanda e Puglia hanno una musica tradizionale… e che le radici sono fatte per costruirci sopra, non per aumentare la produzione di endorfine nei cervelli di un pubblico di ubriachi. Per tutte queste ragioni ascoltatevi i bravi Kispál és a Borz, specie dal vivo se riuscite, anche perche` suonano bene e il video set abbinato al concerto e` davvero molto interessante, vivace ed originale.

Bene, il racconto sta diventando lungo per cui rimando il resto alla terza parte!

sziget reportage, parte 1

Di ritorno dallo Sziget Festival di Budapest e` facile essere parecchio storditi, ed io non faccio eccezione (gia` di solito non e` che brilli per lucidita`…). In effetti una settimana intera di Sziget e` un’esperienza difficile da spiegare a chi non l’ha vissuta direttamente, assolutamente devastante sul piano fisico e sovra-stimolante per tutto il resto. In ogni caso la consiglio a tutti per gli anni a venire, a patto di avere sufficiente spirito di adattamento e di essere dei veri ninja dentro.

Dopo un’oretta di doccia (da una settimana mi lavavo nel Danubio), due orette sul cesso, 12 a letto e un pranzo vero mi accingo a raccontarvi l’aspetto strettamente musicale della faccenda… che e` l’unico che ci interessa da queste parti…

Le impressioni globali “a bocce ferme” sono queste:

1. Tra la musica prodotta “in studio” e quella “dal vivo” c’e` una frattura ormai larghissima, e pochi sono ancora in grado di saltare questo fossato con relativa disinvoltura. E` sempre piu` facile ascoltare degli album che non rendono minimamente giustizia ai live e viceversa dei concerti che non la rendono alle produzioni in studio. Le ragioni a mio parere non sono tecniche, ne` nel senso della qualita` delle registrazioni ne` in quello dell’abilita` dei musicisti. La sensazione generale e` che il concerto-evento dei decenni passati, nel quale si andava dopo aver sentito l’ultimo album ritrovando le stesse atmosfere (con il valore aggiunto di viverle collettivamente ed insieme al musicista), o dopo il quale ci si procurava l’ultimo album e si rivivevano le emozioni del live, sia giunto al capolinea. Alcuni gruppi questa cosa non sembrano averla capita, molti altri si` e reagiscono in diversi modi: chi dando piu` peso al “live”, chi al lavoro in studio, chi differenziando radicalmente questi due momenti (quest’ultimo atteggiamento e` quello che mi sembra stiamo seguendo nel nostro piccolo, vedremo…). Comunque un festival del genere e` un’esperienza musicale in buona parte ortogonale a quello che e` l’ascolto domestico, a chiunque ami la musica consiglio di provarle entrambe.

2. Al di la dei luoghi comuni e` vero che c’e` tanta ottima musica “sconosciuta”, o almeno molto poco diffusa su scala globale. Tanto per fare un esempio la scena ungherese (a Budapest hanno avuto spazio diversi gruppi locali) mi ha sorpreso con alcune realta` interessantissime, il che fa riflettere: quanti artisti interessanti si nascondono in paesi “sottovalutati”, riuscendo a circolare solo grazie al passaparola? Certo, Internet sta dando una bella mazzata ai media tradizionali e col tempo (magari anche col copyleft, ehm…) riuscira` a far circolare tutta l’arte e la musica in maniera “democratica”, tuttavia spetta anche a noi intesi come pubblico avere un atteggiamento decisamente piu` curioso. Non spaventiamoci davanti a band dall’impronunciabile nome aramaico-swahili-ugrofinnico, ed andiamole a scoprire. Nel prossimo reportage, dove faro` i nomi, vi daro` qualche stimolo in materia:)

3. Come appena detto c’e` tantissima bella musica, almeno dal vivo (ora mi procurero` qualche cd di gruppi ostrogoti e vi sapro` dire se sono validi anche in studio). Tanta tanta tanta bellissima musica. Pero` la sensazione e` che ci sia pochissima innovazione. Ok, non si puo` piu` ragionare per avanguardie, i grandi movimenti coesistono e si fondono e la musica sicuramente si evolve in maniera diversa dagli scorsi decenni. La sensazione generale pero` e` di un discreto imbarazzo da parte di chi crede che si debba in qualche modo cambiare, andare avanti, e non sa come (mentre chi non vede in cio` un grosso problema, vedi scena world music, jazz, ecc… si trova tranquillamente a suo agio). Io credo che non si tratti di un problema di creativita` dei singoli artisti quanto di un sistema di produzione che nel suo complesso mostra la corda, almeno sotto questo punto di vista: ribadisco che allo Sziget ho ascoltato cose splendide, tuttavia per indole personale guardo sempre con interesse allo stato dell’innovazione musicale, e secondo me siamo in un punto di stasi che prelude a una rottura decisa col 900 (BOOM! SI` SPARIAMOLE GROSSE, LOLOLOL!!!!!!11111ONE).

O forse stiamo solo rallentando dopo un secolo intenso, chi lo sa… in attesa di scoprire le meraviglie che ci riservera` il futuro, e speriamo siano copyleft, scopriamo la musica nascosta in giro per il mondo di cui al punto 2). E scriviamo musica nuova, appena avranno smesso di rimbombarmi il cervello e le orecchie ricominceranno i lavori anche a casa nostra, promesso!!!

Forse ho detto cose banali ma capitemi, sono piuttosto cotto e devo riprendere un ritmo circadiano decente. Vi rimando alla prossima puntata, nella quale vi parlero` un po’ di alcuni live a cui ho assistito, da nomi “internazionali” di primo piano a oscure band dal nome improbabile.

it’s summer – LOL

Beh, in questa estate apatica che possiamo dirvi? Che comunque gli Yue producono sempre, guardate qua come fervono i lavori:

Proprio cosi`! Mentre voi cazzeggiate e bevete pigramente mojito noi prepariamo la nostra prossima hit “Juan Manuel Fangio”:

Ma nondimeno le nostre fantastiche cantanti vi augurano buone vacanze!

Chiudo questo post frivolo invitandovi a visitare il nostro fotolog e ad odiare Elton John!

Tore va a rovinarsi allo Sziget e vi saluta lasciandovi in balia degli altri Yue, ci si sente dopo il 15!

LOL

Elton John ma vai a cagare!

In questo mondo che sembra evolversi in fretta (sembra) ci sono persone che, non comprendendo i fatti di cui sentono l’eco dall’alto della loro torre d’avorio, si scagliano contro tutto cio` che temono metta in discussione la loro posizione di privilegio.

La categoria dei Musicisti Famosi si e` spesso distinta in questo sterile esercizio polemico, recentemente ci ha pensato Elton John (nella foto) a fare un po’ di baccano, se non altro attirando un po’ di attenzione su di se.

OMG! Teh interweb!

In un’intervista delirante il nostro “rocket man” si scaglia contro Internet, che a suo dire e` causa del decadimento della scena musicale, e “spera che il prossimo movimento musicale demolisca definitivamente Internet”. Per poi seminare alcune perle tipo “bisognerebbe provare a chiudere Internet per cinque anni” (CHI e COME e CHE CAZZO VUOL DIRE??? no ma spiegami, CHE CAZZO VUOL DIRE??? NON SAI NIENTE DI NIENTE, IGNORANTE!!!). Ed impreziosire il tutto con un “c’e` troppa tecnologia disponibile”.

Caro Elton John,
scusa tanto se noi plebei non abbiamo un contratto per la Universal e non abbiamo un esercito di ingegneri del suono che lavora per noi con tecnologie da fantascienza di cui non ci serve sapere un tubo. Scusa tanto se non ci basta metterci al piano e fare una demo dopodiche` la canzone viene fuori per magia dai laboratori posti nello scantinato. Scusa tanto se non abbiamo una rete di distribuzione che ingolfa della nostra merda le radio e le TV ed inonda di CD costosissimi i negozi di STRONZATE MUSICALI del globo terracqueo. Scusa tanto se AMIAMO FARE MUSICA e amiamo farla COME PARE A NOI, e per questo ci facciamo il mazzo, mettiamo via i soldini e li investiamo in attrezzature, dedichiamo tempo ed energie per imparare ad usarle, sfruttiamo la tecnologia che un tempo era patrimonio di QUATTRO PRIVILEGIATI DEL CAZZO per produrre i nostri album e li diffondiamo in tutto il mondo senza nemmeno dover ELEMOSINARE DA DEI MAFIOSI MONOPOLISTI, grazie proprio ad Internet.

E` comoda fare i luddisti dalla propria villa in Toscana, mentre ci si gode la ricchezza data da un’industria fondata, a suo tempo, sul possesso di inaccessibili mezzi di produzione e sul controllo esclusivo dei canali di distribuzione.

La disponibilita` di conoscenza, tecnologia e mezzi di comunicazione e` un veicolo di liberta`. Se il prezzo per tutto cio` e` il crollo di un sistema che produce ricchi alcolisti viziati e musica sempre piu` di merda ogni anno che passa beh, ben venga! Elton John, va a cagher!

nuovo singolo (mio) – Big Is Not Great

Giungo or ora ad annunciarvi il mio nuovo singolo, che punta ad essere il meno scaricato della storia!!! Gia`, perche` rilasciare un pezzo cupo e strumentale il 29 di Luglio potrebbe non essere la mossa di marketing piu` brillante che potessi fare, se poi vi venissi a dire che beh, l’ho finito in fretta e furia perche` ho dei pezzi nuovi in mente da scrivere al piu` presto questo sicuramente non farebbe che rincarare la dose…ops…

Nella foto, le fasi di lavorazione del nuovo pezzo. Concept. Io rifletto agitandomi.

In definitiva, scaricate questo brano interlocutorio e di transizione (nel quadro dell’album “Nothing” dal titolo Big Is Not Great!!!

Come sempre lo trovate sul sito di Daniele Torelli (it’s me, LOL), ma dato che siete pigri:

Cliccate qui per scaricare “Big Is Not Great” in formato mp3
Cliccate qui per scaricare “Big Is Not Great” in formato ogg vorbis

Come sempre e` musica libera, licenza Creative Commons ShareAlike, potete scaricarlo, copiarlo, condividerlo via peer to peer e fare remix o cover come vi pare, a patto che manteniate questa stessa licenza e me ne attribuiate la paternita`, of course.

SCARICATE A RULLO!!!

e tutti sono onesti e tutti sono pari – seconda parte

Comincio con una piccola puntualizzazione…

Noi conosciamo un sacco di gente brava e valida che lavora in circoli ARCI, e noi stessi frequentiamo spesso locali dell’ARCI (a cominciare dal Maffia che in passato ha anche ricevuto la nostra solidarieta` proprio su questo blog). Qui stiamo criticando l’operato dell’associazione nel suo complesso ma non ce l’abbiamo a morte con nessuno, semmai invitiamo le persone in gamba che ci lavorano ad aprire gli occhi su questa situazione. Non basta professarsi di sinistra o “alternativi” o non-so-cosa perche` le cose vadano bene, l’unica prova e` quella dei fatti.

Detto questo andiamo avanti… la volta scorsa si parlava di come i circoli facenti parte del (semi)monopolio ARCI si siano rivelati negli anni i posti peggiori dove un gruppo non-famoso puo` proporre la propria musica. Ognuno di noi, in aggiunta a cio`, e` parte del pubblico. Ora, quale dovrebbe essere la differenza tra un locale privato “commerciale” e un circolo facente parte di un’associazione con finalita` BLA BLA BLA…??? Semplice, il primo ti da la medicina: musica standard, rassicurante, sempre quella… divertimento in pillole per le masse. Dal secondo uno si aspetterebbe stimoli, non la solita pappa pronta, specie se l’associazione in questione va in giro a sbandierare finalita` sociali e appoggio a fantomatiche scene indipendenti.

Ora, qual e` la finalita` sociale di una “Notte della Taranta” al mese?

…e di un concerto dei Bluebeaters ogni mese e mezzo? (con tutto il rispetto per i musicisti in questione, la colpa non e` loro)

…e di feste open bar al mattino destinate ai ragazzini delle superiori? (successo anche questo). E dei party mensili ad invito con musica trash, finti sconti sul bere (che diventano reali con gli agganci giusti) e locali stipati al doppio del limite di legge?

Cos’e` che moralmente differenzia una settimanale overdose di combat folk da una settimanale overdose di house commerciale? Voglio dire: entri pagando tantissimo, vai al bar pagando tantissimo (a meno di non avere gli amici al di la del bancone), fai un po’ di vita sociale terra-terra… Ok, balliamo “bella ciao” ubriachi frusti ma…e poi? Questo fa di noi dei partigiani?

Che sostegno si da alla Musica dando l’80% dello spazio a gruppi cover di Vasco, Ligabue, U2, Queen e altre forme di metadone per il popolo bue?

Cioe` in sostanza che differenza fa tra un circolo dell’ARCI e un qualsiasi locale a scopo di lucro, tale da giustificare l’annuale schedatura tramite tessera e un atteggiamento da “noi siamo i piu` fichi, noi salviamo il mondo”??? Per quanto mi riguarda spesso e volentieri cambia in peggio, sia come trattamento ricevuto in quanto musicista sia per quanto riguarda l’obbligo della tessera.

Nella risposta data dall’ARCI all’articolo del Mucchio ci si lamenta del fatto che quest’ultimo avvalori la classica tesi qualunquista del “sono tutti uguali”… COL CAVOLO che sono tutti uguali, ci sono realta` private che hanno molto piu` coraggio! E questo senza neanche tirare in ballo il mondo dei centri sociali, che in generale esprime un interesse ed un apertura per le realta` minori nemmeno paragonabile! (addirittura udite udite si sostiene il copyleft…). Dall’ARCI vorrei piuttosto sapere qual e` l’obiettivo, sempre parlando di musica. Qualche generico mugolio contro la SIAE? Affiancare/sostituire un mainstream commerciale con un altro dalle stesse caratteristiche (ma tanti violini e fisarmoniche)???

Sinceramente da musicista emiliano (sia pure di sinistra come inclinazioni personali) spero in un declino di questo monopolio, che non sta davvero facendo granche` per chi suona, e spero anche di continuare a trovare date fuori dall’Emilia. Ben venga la polemica innescata dal “Mucchio”.

e tutti sono onesti e tutti sono pari – prima parte

Da tempo cercavamo un pretesto per un post che parlasse di ARCI, ora e` arrivato sotto forma di vibrante polemica. Beninteso, niente che riguardi la vita reale, si rimane sempre 3 metri sopra il vero, grazie al cielo esistono ancora fabbriche ed operai… ma torniamo a noi.

La storia e` questa: sulla rivista "Mucchio Selvaggio" e` uscito un articolo, che purtroppo non ho trovato online, il cui titolo "Arci Mafia" non lascia troppo all'immaginazione.
Saputo questo fatto ho comprato la rivista nel giro di pochi minuti… e mi sono letto voracemente l'articolo. Ora, non condivido proprio al 100% il contenuto e lo stile, pero` in buona parte si`. Finalmente se non altro qualcuno ha avuto il coraggio di dire che c'e` una situazione che fa cagare. Un monopolio, per la precisione. E i monopoli fanno tutti cagare, anche se il loro colore politico somiglia al mio. Somiglia eh, niente di piu`… Non conosco la situazione di tutte le regioni italiane, ma sull'Emilia si puo` tranquillamente dire che:

– E` quasi tutto ARCI, a Reggio manca solo che chiedano la tessera al casello dell'autostrada per chi arriva.
– Cio` che non e` ARCI fa fatica e soprattutto non puo` permettersi di fare le stesse cose, vedi feste open bar, vedi orari a caso, vedi riempimento dei locali oltre i limiti di legge.
– Tutto cio` non fa bene ai musicisti. Secondo me neanche al pubblico, ma questo e` piu` soggettivo.

Quando poi ho letto la risposta (vaga, evasiva, rozza e insufficiente) dell'ARCI, contenente la perla "Dove l'Arci è forte è più forte tutto il mondo della musica indy", ho sentito il bisogno di dire qualcosa dal punto di vista di un musicista "di base", "emergente", quel-che-ti-pare ma non indie, o quantomeno non "indy" (non stiamo parlando ne` di Indiana Jones ne` della 500 Miglia di Indianapolis).


Nella foto, la "scena indy"

Allora, personalmente (come solista e con gli Yue) ho suonato praticamente in qualsiasi razza di locale o situazione possiate concepire. Da contesti ultra-fighetti con sfilate e simili a centri sociali occupati a musei di arte contemporanea a festival a manifestazioni pubbliche. Questo ovviamente uscendo dall'Emilia, perche` in patria fondamentalmente e` una bella scorpacciata di ARCI, alla faccia del mondo della musica Indycar Racing League.

Quello che ho da dire e` che un arci lo potrei riconoscere a occhi chiusi da queste semplici caratteristiche:

– Mai ricevuto un compenso, mai ricevuto un rimborso spese, mai visto una lira, mai parlato dell'eventualita` che vi fosse un compenso.

– Mangiare? A volte. Bere? Poco, fa male. Spesso un paio di tagliandini per consumazioni e via. Birretta e acqua da palco. Grazie signore grazie.

– Le serate non sono pressoche` mai pubblicizzate. Ok, c'e` il nome nei poster, largamente diffusi dentro il locale, in mezzo a una lista di 1 km. Volantini? Zero. Radio? Zero. Talvolta il concerto non compariva nemmeno nel programma sul sito internet. Pubblico esclusivamente costituito da amici dei gruppi, quelli forniti di tessera of course.

– Organizzazione? Cos'e`? Inoltre serate mai caratterizzate, mai inquadrate in qualcosa che non sia "serata gruppi emergenti" (come dire "state pure a casa").

– Concorsi? Concettualmente sono una cagata in tutti i casi, certo si possono sempre arricchire con giurie dalla composizione ignota, con modalita` di votazione ignota e con svariati giri di amicizie…

– Anche accettando tutto cio` nei posti minimamente di fama semplicemente non suoni. Non perche` servano gli amici, dalle nostre parti e` quasi impossibile non avere amici dentro l'ARCI. E` che devono essere abbastanza grossi. A meno che ovviamente tu non garantisca ingressi facendo cover oscenamente famose (e questo merita un capitolo a parte).

– Finita la serata manco un grazie. Sei tu musicista che hai ricevuto l'opportunita` di suonare, il fatto che ti sia sbattuto senza un perche` cosa vuoi che conti, anzi potevi portarne di piu` di amici, a mai piu` rivederci.

Questi non sono difetti legati all'essere senza soldi o "alla buona", primo perche` i soldi ci sono dato che i locali sono paurosamente belli e curati, secondo perche` nessun altro fa cosi` nemmeno nelle baracche occupate da 2 giorni coi cani che cagano in giro. Semplicemente il musicista non-famosissimo viene regolarmente trattato da merda, alla faccia del sostegno ai gruppi giovani.

…continua…

pazzi nel cervello: il copyright contro il patrimonio culturale

La notizia e` uscita qualche giorno fa su PI e Gnuvox per cui non e` proprio fresca.

Tuttavia facciamo da eco, siccome buona parte della gente ha paura dei siti che potrebbero addirittura qualche volta avere dei contenuti “tecnici” in senso lato (non sia mai eh, GUAI a distrarsi dalla propria IMPORTANTISSIMA sfera privata!!!).

La notizia e` questo bello schifo qua. Praticamente, nel nome di quel diritto al parassitismo che chiamano eufemisticamente “diritto d’autore”, non si potranno avere, su Wikipedia o simili, immagini del patrimonio architettonico italiano per quanto riguarda opere moderne o contemporanee. Non solo, ma e` anche gia` in vigore il divieto di mostrare foto delle opere contenute nei musei di Firenze (per dirne una).

O RLY?

D’altra parte date un’occhiata, come esempio, alla differenza tra queste due pagine:

– Pagina su Botticelli, wikipedia EN

– Pagina su Botticelli, wikipedia italia

E giudicate un po’ voi… in un paese dove il turismo e` una voce importantissima dell’economia, e dove arte e cultura sono un patrimonio di inestimabile valore, noi pensiamo bene di blindare i nostri capolavori il piu` possibile. Dovremmo spargere foto libere in tutto il mondo, e piu` la gente se le copia meglio e`, cazzo. Cazzo. Culo.

Ricordate: diritto d’autore = privilegio di pochi a danno di molti, e i pochi NON SIETE VOI.

No feelings.